Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > orge > Nicole&Francesca -6- La danza delle Dee
orge

Nicole&Francesca -6- La danza delle Dee


di Membro VIP di Annunci69.it giorgal73
15.12.2025    |    2.433    |    5 9.0
"Ridiamo ancora, anche se tremo—in positivo; non so se sarà domani o maggio o settembre, ma lo so per certo che queste giornate, queste avventure così fuori dalla realtà, io le voglio tutte..."
**Francesca**

Ho la figa completamente devastata, pulsante come una ferita aperta, ma il suo cazzo è uno spettacolo ipnotico che non riesco a smettere di fissare - lucido, venato, imponente come una colonna di marmo nero. Sentire Nicole accanto a me che geme e si contorce, i suoi capelli selvaggi che mi sfiorano la spalla mentre si abbandona come una belva in calore, mi fa bagnare di nuovo nonostante tutto.

Adesso però devo concentrarmi: voglio vedere la sua faccia quando lo farò venire solo con i miei piedi, le dita che scivolano lungo la sua lunghezza, i miei archi che premono contro la base calda e pulsante. Lo tormenterò anche in altri modi, certo, ma è così che lo voglio vedere esplodere.

Le mie dita, sottili e fresche di pedicure, scorrono sopra il glande che pulsa violaceo. Lo afferro fra l'alluce e l'indice come una penna stilografica, torcendo il piede di lato per accarezzarlo con la pianta vellutata e calda che gli fa quasi perdere l'equilibrio dal piacere.

Tyron geme, basso, un suono che vibra nelle ossa e mi fa sorridere d'orgoglio. Adagio, premo la punta del mio piede sulla cappella viscida, la schiaccio con decisione e la scivolo giù, lungo tutto l'albero venoso che sembra reattivo a ogni minima variazione di pressione.

Nicole mi fissa con occhi sbarrati, la bocca aperta in un sorriso ebete e invidioso; so che sta morendo dalla voglia di farselo anche lei, e quindi glielo cedo: lascio scivolare il piede più in giù e porto la mia caviglia calda tra le sue cosce, strofinando la pelle nuda mentre le passo il cazzo di Tyron sotto al naso, come una sfida.

Nicole non ci pensa due volte. Fa scorrere la lingua sulla pianta del mio piede, lasciando una scia umida che mi fa rabbrividire fin sopra il ginocchio, poi prende tra le labbra il glande scurissimo ancora umido dei miei umori, e lo succhia come una caramella, chiudendo le palpebre in beata estasi.

Tyron ansima, si piega in avanti e ci stringe entrambe in un abbraccio titanico, una mano su ogni culo, le dita che scavano nella carne tenera come se dovesse spezzarla. «Oh, yes... little princesses, together, beautiful», mormora nei suoi mugolii africani. Nicole mi guarda dal basso, il suo sguardo verdeazzurro che brilla di una luce animalesca; mi sento la schiena attraversata da una scossa elettrica, come se i nostri nervi fossero collegati direttamente.

Alessandro, dietro di me, è in ginocchio sul bordo del letto; mi tira su di peso prendendomi dalle ascelle e mi lascia sedere sulla punta della "trivella" - il suo cazzo teso e già madido. Sento il glande che preme forte contro il mio culo, la carne delicata spinta di lato dall'assedio implacabile di quell'asta dura che vuole farsi spazio a tutti i costi.

Ho ancora i muscoli molli per l'orgasmo precedente, ma anche la paura liquida e vertiginosa di sentirmi spaccare in due. Non mollo: stringo i denti e affondo, questo dolore che diventa fuoco e poi subito piacere torbido, languido, irresistibile. «Ti piace adesso?» mi sibila Nicole all'orecchio, la sua voce roca di saliva e voglia - e io annuisco, chiudendo gli occhi e lasciando che Alessandro mi arrivi tutto dentro, sentendo ogni centimetro che mi spinge fino in fondo, dove la carne trema e mi fa urlare, ma stavolta non di dolore; mi sento come invasa dal sole, una vampa bianca che annulla il resto.

Guardo Nicole, il suo profilo d’angelo perverso mentre si ingozza del cazzo di Tyron, e penso che non esiste al mondo visione più erotica di questa, le nostre bocche, le nostre mani, tutto bagnato e impastato di umori e saliva e voglia.

Mi abbandono. Lascio che Alessandro mi usi come vuole, dentro e fuori, mentre la sua voce si mescola a quella di Tyron in un concerto di nomi storpiati e bestemmie sottovoce. Nicole mi prende il seno tra le labbra, succhiando il capezzolo rosato fino a lasciarci il segno, poi lascia il cazzo di Tyron solo un secondo, solo per sussurrarmi all'orecchio: «Adesso me lo scopo per bene».

Afferro il cazzo, come se fosse un dono prezioso e direziono sotto le sue cosce aperte, che lo accolgono come un trono la virilità nera e lucida che quasi la spacca in due. Tyron affonda dentro Nicole, e il suo urlo si fa sentire fino al giardino.

A ogni spinta, il letto scricchiola, la struttura di ferro gira sulle sue viti come volesse sollevarsi da terra. Le riprese ormai sono un dettaglio: il cameraman abbandona il ruolo distaccato e comincia a masturbarsi in un angolo, incapace di resistere alla scena davanti agli occhi.

Lo guardo un attimo, mi viene da ridere perché mentre mi scopo la trivella di Alessandro penso che se solo mia madre vedesse la stanza adesso, con la biancheria stesa sulle lampade, i bicchieri di vino rovesciati, e noi quattro che balliamo una gang bang sulla trapunta, le salterebbe un battito cardiaco.

Sorrido a Nicole, e in quell’istante ci baciamo senza neanche pensarci, passandoci tra la lingua i gemiti e la saliva e la certezza che, anche domani, la vita ci sorriderà.

Nicole arriva per prima: un urlo lungo e sfinito, la schiena ad arco e la fica che inonda Tyron di un liquido trasparente che schizza fino alle mie cosce. Alessandro sente che sto per venire anche io e inizia a tamburellarmi il clitoride con una mano mentre con l’altra mi tiene schiacciata contro il cazzo ancora più duro.

Stringo i muscoli, mi lascio andare e vengo anche io, mi sembra di smaterializzarmi in un lampo di luce e sudore e mi ci aggrappo con tutta la gola e tutta la figa, urlando come un animale alla luna. Persino Tyron si ferma di scatto a fissarci, occhi spalancati, e poi sbotta in una serie di YES! e bestemmie africane che mi fanno morire dal ridere anche mentre sento il mio corpo andare in pezzi, la figa stretta che pulsa e il culo che si stringe sotto le mani grandi di Alessandro.

Quando riprendo fiato la stanza gira lenta, le lenzuola sono piene di noi, di odori e colori e una lastra di sudore che ci copre come olio caldo. Nicole rotola accanto a me e mi accarezza la guancia con una dolcezza che non mi aspettavo, tipo sorella puttana che sa tutto di te.

«Non credo di aver mai goduto così tanto», sussurra, la voce roca di sesso e sigarette. Annuisco, incapace di articolare parola: il corpo ancora tremante, il buco del culo che pulsa da quanto ho stretto la trivella di Alessandro, la fica che gocciola lento tra le cosce, tiepido come latte caldo.

Marco fa un gesto lento con la mano, le dita che si muovono nell'aria come un direttore d'orchestra. Il cameraman abbassa la videocamera e si avvicina con passi pesanti sul parquet che scricchiola sotto il suo peso.

I due uomini si alzano dal letto, i loro corpi lucidi di sudore catturano la luce soffusa della stanza. Marco si schiarisce la gola e, con voce bassa e roca come velluto graffiato, annuncia l'ultima scena: «Adesso tutti noi riempiremo i vostri corpi di sborra calda e densa. Se volete potete toccarvi e farci eccitare con quelle dita affusolate, ma noi semplicemente ci masturberemo e vi inonderemo fino a farvi grondare».

**NICOLE**

Cazzo, che spettacolo divino. Io e Francesca sdraiate qui sul letto come dee pagane, i nostri corpi nudi intrecciati in un mosaico di carne calda e sudata. Le sue cosce pallide contro le mie più ambrate, i nostri capezzoli ancora turgidi che si sfiorano quando respiriamo.

Ci guardiamo negli occhi mentre le mie dita scivolano sulla sua pelle umida, e lei mi morde delicatamente il lobo dell'orecchio. Siamo pronte, affamate, ad accogliere sulla nostra pelle, sulle nostre labbra, nei nostri capelli, tutta la sborra calda e densa che questi uomini stanno per regalarci.

Mi metto pancia in su, allungo le gambe e piego le ginocchia invitando la corrida che sta per cominciare. Alessandro si affianca a me, in piedi, la mano che stringe la base della "trivella" e il respiro corto; Tyron si inginocchia vicino a Francesca, il suo cazzo nero già pronto a ruggire di nuovo; il cameraman si sfila i pantaloni e si piazza tra noi, rigido e incerto, l'erezione meno imponente ma così desiderosa di far parte del banchetto.

Ecco Marco: elegante anche mentre si apre la patta, il suo sorriso calmo che contrasta con la foga con cui ci guarda, come se niente potesse essere più naturale che eiacularci addosso in una stanza intrisa del nostro sudore.

Sento il primo fiotto di Alessandro, bollente, che mi schizza sulla pancia e poi sul seno, macchiando la pelle di strisce biancastre che colano fino all'ombelico. Gli altri non aspettano: Tyron si lascia andare urlando il mio nome, due getti densi che mi colpiscono tra le cosce aperte, poi un terzo che centra il monte di Venere di Francesca e si riversa nelle pieghe gonfie della sua fica devastata.

Marco lascia esplodere la sua sborra sul viso delicato di Francesca, e ne rimango incantata: le gocce biancastre si attaccano alle lentiggini, scivolano sui suoi zigomi, si insinuano sulle sue labbra e le ciglia lunghe che brillano nel buio. Persino il cameraman non si tira indietro: un getto fiacco ma insistente che ci bagna entrambe sul décolleté, s’incolla ai capezzoli morsicati e li fa brillare di una patina lattiginosa irresistibile.

Francesca ride, ride davvero, respirando a fatica mentre mi trascina con sé in una nuova ondata di piacere. Mi metto carponi, raccolgo con la lingua e le dita la sborra che cola sulle mie tette e la porto in bocca, senza vergogna, senza remore, e sento lei fare lo stesso: ci lecchiamo a vicenda, alternando labbra e pelle, sui polsi, sulle dita, sulla fronte incollata dall’orgasmo altrui.

L’odore di sperma e corpi caldi invade la stanza e io lo amo, come amo vedere il sorriso sfinito di Francesca che si sdraia di nuovo al mio fianco e chiude gli occhi, stremata ma felice.

Marco ci chiede un'ultima cosa, se ci va di leccarci reciprocamente fino a togliere ogni traccia di sperma.

I ragazzi ci passano dei fazzoletti, ma ridiamo e brontoliamo, lo lasciamo cadere a terra mentre leccarci è mille volte meglio. Francesca stende la lingua sulle mie cosce, raccoglie ogni goccia, poi con una lentezza sadica risale fino al seno, annusa, ingoia, sussurra «buona», e mi mordicchia il capezzolo umido.

La pelle di gallina mi graffia la schiena mentre ricambio, raccolgo la sborra che la macchia sopra l’ombelico e la scivolo tra le labbra, in un bacio languido che ci lascia senza respiro e con la gola che brucia. Marco ci filma, la mano libera che lo masturba lento: lo guardo, gli faccio l’occhiolino.

«Vuoi ancora?» chiedo, con la voce roca e impastata dalla saliva e dalla voglia. Lui annuisce, senza neanche parlare, e allora io avvicino la faccia alla sua punta bagnata, lecco via ogni residuo di sperma come fosse miele, poi stringo i denti attorno al prepuzio tirando delicato, mentre Francesca attacca con la lingua sulla base e sulle palle.

Un concerto di sussurri e piccoli rantoli che mi incendia la testa—non abbiamo più neanche la percezione della telecamera, siamo solo bocche e mani, e corpi finalmente uguali, bagnati e straniti e senza più segreti.

Quando finalmente anche Marco viene di nuovo – questa volta il getto schizza diretto sulla punta del naso di Francesca – scoppiamo a ridere come pazze, crolliamo una sopra l’altra in un intreccio di pelle che sembra la versione porno della Pietà di Michelangelo.

Restiamo così un po’, nude e stanche, e appena qualcuno parla la risata riparte. Nessuna delle due ha la forza di ricomporsi: restiamo stese a guardare il soffitto, le mani che si cercano e scivolano, i polpastrelli che disegnano mappe di piacere sui corpi devastati.

Quando ci alziamo, ancora abbiamo le gambe molli come dopo una maratona. Se non fosse che uno degli addetti entra con una bottiglietta d'acqua e offre anche pistacchi, saremmo capaci di restare ore così, a fissare le ombre sulle pareti, in attesa che la realtà ci richiami.

Nicole, con la faccia ancora sporca di schizzi e i capelli umidi che sanno di pelle, butta la testa all’indietro e ride come una matta, il seno che le si solleva ancora a ogni respiro. «Allora, domani Prada?» sussurra, la voce rauca, lo sguardo sognante.

Mi basta quell’accenno di sorriso per sentire la gratitudine che non avevo mai provato: per lei, per me, per questo nostro modo di esistere che non avevo mai vissuto prima. Prendo la bottiglia, bevo, gliela passo.

Mi sento leggera come una piuma staccata dal motore di un jet: non capisco se sia la stanchezza o solo la fine dell’adrenalina, ma improvvisamente il mio corpo, la mia vergogna, la mia paura di non essere abbastanza, tutte le voci nella testa… sparite, scivolate via con il sudore e lo sperma sulle cosce.

«Non mi aspettavo una roba così», ammetto sottovoce, lo sguardo perso sulla macchia bianca che gocciola lenta dal capezzolo di Nicole. Sento la sua mano che stringe la mia, calda, fortissima.

«Nemmeno io», risponde, e poi strizza l’occhio: «Ma penso che dobbiamo prepararci, in futuro Marco vorrà anche di più».

Ridiamo ancora, anche se tremo—in positivo; non so se sarà domani o maggio o settembre, ma lo so per certo che queste giornate, queste avventure così fuori dalla realtà, io le voglio tutte. Forse sarà persino una droga. Forse ci arriverò a fare anche peggio, e magari domani, o la settimana prossima, riderò ancora con la faccia sporca e la mente pulita.

*** NOTE ***

Il racconto che avete appena finito di leggere è nato da una richiesta di un utente di A69: mi ha passato una traccia bollente e mi ha chiesto di trasformarla in una storia vera, lunga, senza filtri.

Il 99% è pura invenzione mia, anche se, come sempre, qualche eco del mio vissuto personale scivola tra le righe (chi ha letto gli altri miei racconti lo riconoscerà subito).

Lo stile è quello che ormai conoscete: dettagliato fino all’ossessione, riflessivo quando serve, spudoratamente pornografico quando deve bruciare. Ho lasciato che a parlare fossero loro, Nicole e Francesca, con le loro voci diverse, i loro desideri che si intrecciano, le loro paure che si sciolgono nel piacere. E, come accade ogni volta, quello che doveva essere un capitolo è diventato un piccolo romanzo intero.

Non è una cronaca delle mie notti reali (ahimè), ma è comunque un pezzo di me: la mia ossessione per i corpi, per le parole crude che diventano carezze, per la libertà sessuale senza vergogna né rimpianti.

Adesso tocca a voi.

Voglio commenti lunghi, sinceri, carichi di desiderio. Ditemi cosa vi ha fatto tremare, cosa vi ha fatto bagnare o indurire, cosa vorreste leggere nel prossimo capitolo o nel prossimo romanzo. Proposte audaci, scene che sognate, dettagli che vi manca vedere. Io leggo tutto, rispondo a tutto, e spesso prendo spunto.

Aspetto le vostre parole… possibilmente altrettanto sporche e sincere delle mie.

Se poi siete delle fanciulle disinibite e avventurose, scrivetemi e ci conosceremo, magari creando qualche avventura pazzerella in qualche club di Bologna o altrove.

Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
9.0
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Nicole&Francesca -6- La danza delle Dee:

Altri Racconti Erotici in orge:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni